Testimonianze

Louis Wolfson

Mia madre musicista è morta

Mentre la malattia divora la madre, il figlio ne descrive impassibilmente le tappe. È lui il vero sicario, l'uomo che considera il fatto di essere stato concepito un crimine a proprio danno. Questo è il suo diario, la sua creatura deforme, la sua vendetta. Romanzo di culto per un'intera generazione di intellettuali, da Raymond Queneau a Michel Foucault, "Mia madre..." è, al tempo stesso, il racconto di una sofferenza e un "autoritratto con follia". La negazione grandiosa e megalomane della cultura americana che sfiora la paranoia, l'odio per il genere umano, il rifiuto della madre, fanno di questo libro una delle opere più strazianti del nichilismo contemporaneo.


Daniel Paul Schreber

Memorie di un malato di nervi

Daniel Paul Schreber, presidente della Corte d'Appello di Dresda, figlio di un illustre educatore dalle idee ferocemente rigide, ebbe nel 1893, a cinquantun anni, una grave crisi nervosa ed entrò nella clinica psichiatrica di Lipsia, affidandosi all'autorità del suo direttore, l'anatomista P.E. Flechsig. La crisi aveva avuto inizio quando un giorno, nel dormiveglia, il presidente Schreber si era trovato a pensare che "dovesse essere davvero molto bello essere una donna che soggiace alla copula". A partire da questo punto si sviluppò in lui un prodigioso delirio, che lo fece passare per tutti gli estremi della tortura e della voluttà, coinvolgendo dèi, astri, demiurghi, complotti, "assassinii dell'anima", catastrofi cosmiche, rivolgimenti politici. Al centro di tutto erano la convinzione, in Schreber, di trovarsi vicino a essere trasformato in donna, e la sua lotta stremante contro un Dio doppio e persecutore. È comunque difficile dare un'idea in poche parole della sconvolgente architettura di immagini, nessi, illuminazioni tragiche e comiche che il lettore incontrerà in questo libro, scritto da Schreber dopo sei anni di malattia. Con queste Memorie egli voleva, fra l'altro, dimostrare di non essere pazzo, e incredibilmente ci riuscì, sicché il suo ricorso in appello contro la sentenza di interdizione venne accolto, permettendogli di tornare a vivere per qualche tempo nella società.


Stefania Laurora

Solo un salto e la ragione diventa follia

…”No, non sono schizofrenica. Sono borderline. Almeno così dicono”, gli risposi sogghignando, come se la cosa fosse divertente.
“E cosa vorrebbe dire borderline? Che razza di diagnosi è? A ridosso di quale confine ti troveresti? In quale terra straniera avresti paura di mettere piede? In quella della normalità o in quella della follia?”
C’era poco da scherzare. O di qua o di là. Stare nel mezzo era proprio da vigliacchi, aveva ragione lui...

All'ombra di una donna che vive la vita con buonsenso e ironia, si nasconde il demone della malattia mentale. La protagonista lo affronta a viso aperto, riflettendo sulla natura degli stati di alterazione psichica che sperimenta, ripercorrendo le esperienze dei ricoveri, ed interrogandosi su quale sia il confine tra ragione e follia.


Marius Romme ed altri

Vivere con le voci - 50 storie di guarigione

L'approccio dei professionisti della salute mentale all'esperienza dell'udire le voci è ancora, troppo spesso, stigmatizzante. Sentire le voci è considerato ipso facto uno dei sintomi cardinali della psicosi e tutto il resto (quali e quante sono le voci, cosa dicono, quando si , manifestano) non viene quasi preso in considerazione. In questo libro si trovano la scienza e le tecniche (ma ricordiamoci sempre che "La tecnica non pensa") ed anche l'umanità di tante persone che testimoniano che ognuno può essere il protagonista della propria vita. Le 50 storie di recovery ci raccontano la fatica della ri-costruzione del sé nel passaggio da un modo all'altro di essere nel mondo, la ridefinizione del proprio ruolo e delle relazioni sociali ad esso connesse e l'emergere della ineludibile domanda di senso "Perché è capitato proprio a me?" a cui la psichiatria, da sola, non è in grado di dare una risposta.


Marguerite A. Sechehaye

Diario di una schizofrenica

Un classico della psicoanalisi. Il caso clinico più perturbante e commovente dell'ultimo secolo. Diario di una schizofrenica riferisce l'esperienza vissuta dal malato e mostra tutto ciò che si mascherava dietro le manifestazioni e i sintomi della schizofrenia. Questo libro costituisce un duplice documento. Un documento scientifico giacché è la descrizione del decorso e della cura di una grave malattia mentale: l'apparizione progressiva dei successivi sintomi, le fasi di parziale remissione, le tappe della faticosa normalizzazione, raggiunta attraverso un procedimento psicoterapeutico originale di grande importanza sia teorica che pratica. Ma anche un documento umano: la descrizione della malattia è infatti opera dell'ammalata stessa, Renée, che la racconta come una propria drammatica vicenda spirituale. Si scopre così una vita sentimentale che le apparenze erano ben lontane dal far supporre e che è estremamente ricca d'insegnamenti. "Un'opera poetica", così ha definito questo libro Cesare L. Musatti, "suscettibile di risvegliare elementi nascosti che sono in ognuno di noi".